mercoledì 21 marzo 2012

LA VALANGA DI SAN PIETRO

                                      LA VALANGA DI S.PIETRO
Il lunedì dell’Angelo del 1976 era iniziato nel migliore dei modi per i due coniugi Fiorentino i quali, insieme ad un’altra famiglia avevano deciso di fare la classica gita sui prati adiacenti ai pendii del m. Brancastello.
Il tempo era buono e l’aria profumava di primavera. Sui prati erano spuntati da tempo i magnifici fiori dopo il lungo inverno e solo sui versanti più alti la neve resisteva ancora. La comitiva era composta da una coppia di coniugi e da un’altra famiglia con tre figli scapestrati.
Decisero, dopo una lunga passeggiata, di fermarsi nel Vallone di S.Pietro, in mezzo a erba verde e boschi incantati.  Non potevano sapere che quello era stato un errore mortale.  Neppure un esperto alpinista avrebbe potuto immaginare quello che stava per  accadere.  Il Brancastello ebbe un sussulto e decise improvvisamente di liberasi del candido mantello invernale. Sul  lato nord la neve si era acccumulata durante l’inverno ed ancora uno spesso strato aveva resistito alla primavera incalzante.
La neve bagnata si tuffò verso valle senza rumore, scorrendo sul vecchio strato e trascinandolo con se.  Tutto il versante nord si staccò e procedette senza troppa convinzione verso valle.  Più avanti la valle si restringe fino a divenire un canalone, dapprima abbastanza ripido, poi la pendenza diminuisce fino a divenire quasi piatto. Lì si trovavano i gitanti.  La neve arrivò quindi alla strettoia e si accumulò continuando la sua mortale discesa. Più il canale si restringeva, più lo strato aumentava di spessore ed acquistava velocità.  Camminò strisciando come un serpente per almeno 1 km, travolgendo e distruggendo tutto ciò che incontrava. La pendenza che diminuiva non pareva avere alcun effetto sulla velocità di discesa, La sua massa era talmente enorme che doveva dissipare un’energia cinetica inimmaginabile prima di potersi arrestare.  Seguì le curve del canalone e si gettò sulle famiglie ignare.  Non un grido, non un dramma, non si accorsero di nulla.  Prima che potessero comprendere, tutto era finito.  La valanga era passata e aveva sepolto alcuni componenti.  Ma questa volta era stata buona, forse perché era Pasqua.
Tutti erano stati ricacciati fuori ed ora si trovavano sui prati spauriti ed increduli.  Ancora non si rendevano conto di quello che era successo. Fecero un rapido appello e si accorsero che la signora Fiorentino non c’era. Dettero un rapido sguardo con la speranza di trovarla e poi si avviarono velocemente verso valle per avvertire i soccorsi. La Guardia di Finanza arrivò in quello stesso pomeriggio e subito iniziò a sondare, ma la massa era talmente enorme che le sonde sembravano stuzzicadenti.

  Nel canale la neve era alta almeno 5 o 6 metri, e nessuna sonda poteva arrivare a quella profondità. Inoltre il canale era stato riempito per una lunghezza incredibile dopo il punto in cui era stata sepolta la donna. Cercarono per tutto il pomeriggio e per tutta la notte. Si sa che un sepolto dalla valanga deve essere ritrovato in tempi brevissimi. Anche dopo una sola ora la probabilità che possa sopravvivere è già molto scarsa e man  mano che passano i minuti si riduce esponenzialmente.  Al mattino successivo tutti ormai sapevano che la signora Fiorentino era spacciata.  Questo tipo di valanghe primaverili ha perdipiù una caratteristica particolare. Possiede molta acqua nell’interno e quindi si comporta proprio come fosse un liquido, anzi come del fango, ma al momento dell’arresto questo peso le permette di compattarsi come fosse del cemento a presa rapida. 

Io ricordo di essere capitato in una innocua valanga sotto il rifugio Franchetti. Si era staccata proprio sopra di me, su un tranquillo pendio. Era molto piccola e non aveva la possibilità di prendere velocità e di caricarsi di altra massa, ma quando si fermò io ero imprigionato con le gambe sotto la neve. Ero rimasto in piedi ed ero stato ricoperto fino al ginocchio, ma vi assicuro che se fossi stato solo non sarei stato in grado di liberarmi. La mia prima reazione, infatti, appena mi accorsi che la neve si muoveva, fu quella di liberarmi dello zaino e della piccozza.  La minuscola valanga si fermò e mi imprigionò come una morsa.  La neve si era consolidata come pietra e quindi  non sarei stato in grado di scavare con le sole mani per liberarmi.  Ci volle la piccozza del mio compagno per raggiungere lo scopo. Inoltre le valanghe primaverili di neve bagnata hanno poco ossigeno nel loro interno e difficilmente si creano delle intercapedini che possano permettere la sopravvivenza. Ma comunque il problema si risolve alla radice perché questo tipo di valanghe è come un gigantesco anaconda. Il suo abbraccio è mortale e il malcapitato viene immediatamente stritolato dall’enorme peso.
Al mattino quindi nessuno più credeva di poter trovare la signora in vita, ma comunque si continuò a cercare. Io arrivai in tarda mattinata, perché il nostro Soccorso si era messo d’accordo coi Finanzieri per dargli il cambio, ma la cosa non andò esattamente così perché nessuno del SAGF abbandonò il campo.

(Arrivammo a dar man forte al SAGF)
Inoltre c’era Bodo, il magnifico cane da valanga, addestrato alla perfezione, ma neppure il suo perfetto odorato poteva penetrare così in profondità. Si aggirava smarrito sulla sconfinata distesa e si intuiva chiaramente che anche lui non sapeva cosa fare, così come noi.  Il sondaggio proseguì più stretto nella zona in cui presumibilmente poteva trovarsi la sepolta, ma improvvisamente fu dato un allarme. Arrivava un’altra valanga. Avevano visto staccarsi  altra neve da un’altra zona del pendio ed avevano dato l’allarme. Fortunatamente si fermò a monte, ma la cosa ora era diversa, non si poteva più scherzare. Salvatore fu inviato sotto la parete per controllare ulteriori distacchi ed Adriano fu sistemato circa un km da noi, a monte del canalone, forniti di radio e pistole, per qualunque evenienza.  E quello che era previsto si avverò. Una enorme massa di neve non resse al mancato ancoraggio provocato dalla precedente valanga e precipitò raschiando il fondo e portando con se un nugulo di detriti.  Ma Salvatore ed Adriano avvertirono per tempo e  noi fuggimmo precipitosamente mentre passava la morte con uno strato alto almeno due metri, strisciando come un serpente, silenziosa. Soltanto un fruscio tradiva la sua presenza, sembrava uno scherzo, ma aveva la forza di centinaia e centinaia di bulldozer.  Passata questa seconda valanga le cose ormai furono evidenti a tutti che era inutile cercare. Nessuno poteva resistere a tanta furia eppure cercammo ancora per alcuni giorni. Io il quarto giorno tornai a casa perché l’università reclamava i suoi diritti ed ormai quasi nessuno più reputava necessario cercare ancora.  Solo alcuni Finanzieri rimasero con Bodo, ma solo con la speranza di recuperare il corpo.
Ogni pochi giorni veniva fatta una ricognizione con il cane perché la valanga era arrivata molto in basso e quindi lo scioglimento era enorme e si sperava che il cadavere potesse comparire spontaneamente. Circa 20 giorni dopo il corpo di trovava sul fronte di scioglimento della valanga e Bodo lo sentì prima che comparisse. I Finanzieri scavarono li dove il cane indicava e la trovarono, contorta nella morte.        

1 commento:

  1. io ci sono stato quel giorno il mio nome Meduri Giovanni eravamo in cinque del gruppo alpinisti isolani quel giorno uno di noi salvò la ragazza e i soccorsi arrivarono all ore 20,30 purtroppo per i coniugi non ci fu niente da fare furono trovati mesi dopo quando la neve si era ritirata da persone del posto questa è la verità

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